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giovedì 19 luglio 2012

Per ricordare Paolo Borsellino



Il 19 Luglio 1992 un'autobomba fatta brillare in via Mariano D'Amelio a Palermo alle ore 16:58 e venti secondi causò la morte del Magistrato Paolo Borsellino e dei cinque Agenti della Polizia di Stato Emanuela Loi, Claudio Traina, Vincenzo Li Muli, Eddie Walter Cosina ed Agostino Catalano.
Noi di Unione Giovani Italiani oggi ricordiamo la loro ricorrenza, sperando che sia di monito per le giovani generazioni. 











mercoledì 23 maggio 2012

20 anni da Capaci






Il 23/05/1992 alle ore 17:58, presso il km 5 della A29, una carica di cinque quintali di tritolo posizionata in una galleria scavata sotto la sede stradale nei pressi dello svincolo di Capaci-Isola delle Femmine viene azionata per telecomando da Giovanni Brusca, il sicario incaricato da Totò Riina. Pochissimi istanti prima della detonazione, Falcone si era accorto che le chiavi di casa erano nel mazzo assieme alle chiavi della macchina, e le aveva tolte dal cruscotto, provocando un rallentamento improvviso del mezzo. Brusca, rimasto spiazzato, preme il pulsante in anticipo, sicché l'esplosione investe in pieno solo la Croma marrone, prima auto del gruppo, scaraventandone i resti oltre la carreggiata opposta di marcia, e su fino ad una zona pianeggiante alberata; i tre agenti di scorta muoiono sul colpo.
La seconda auto, la Croma bianca guidata dal giudice, avendo rallentato, si schianta invece contro il muro di cemento e detriti improvvisamente innalzatosi per via dello scoppio. Falcone e la moglie, che non indossano le cinture di sicurezza, vengono proiettati violentemente contro il parabrezza. Falcone, che riporta ferite solo in apparenza non gravi, muore dopo il trasporto in ospedale a causa di varie emorragie interne.
Rimangono feriti gli agenti della terza auto, la Croma azzurra, che infine resiste, e si salvano miracolosamente anche un'altra ventina di persone che al momento dell'attentato si trovano a transitare con le proprie autovetture sul luogo dell'eccidio.
 La detonazione provoca un'esplosione immane ed una voragine enorme sulla strada.
L'Italia intera, sgomenta, trattiene il fiato per la sorte delle vittime con tensione sempre più viva e contrastante, sinché alle 19:05, ad un'ora e sette minuti dall'attentato,

 Giovanni Falcone muore

dopo alcuni disperati tentativi di rianimazione, a causa della gravità del trauma cranico e delle lesioni interne. Francesca Morvillo morirà anch'essa, intorno alle 22.( Fonte Wikipedia )

Oggi a 20 anni da quella prima strage che si completerà il 19/07/1992 con la morte di Paolo Borsellino noi del Movimento delle Agende Rosse di Erchie vogliamo ricordare questo grande e vero EROE dello STATO; ed ecco  perchè oggi con l'approvazione del Sindaco Giuseppe Margheriti abbiamo posto nel comune di Erchie in Via Calvario  sotto la bandiera tricolore una delle immaggini più belle della storia d'Italia. 








sabato 23 luglio 2011

In nome di Paolo Borsellino

Il giorno 17 Luglio in 5 siamo partiti per arrivare a Palermo dove ci attendevano 3 giorni intensissimi per ricordare e far rivivere la memoria e il coraggio di Paolo Borsellino, accanto all'opera instancabbile del fratello Salvatore Borsellino ed ai ragazzi che curano il sito
19 Luglio 1992 a cui ci rifacciamo tutti noi Agende Rosse.
Sono stati 3 giorni stupendi che sono stati descritti in modo davvero egreggio da una mia carissima amica Chiara Spina nella sua nota
" DIARIO DI BORDO DI UN’AGENDA ROSSA - DA PESCARA A PALERMO IN NOME DI PAOLO BORSELLINO " e che potete leggere di seguito.




17 Luglio 2011

BRIVIDI
“Avvisiamo i signori passeggeri che a breve atterreremo  all’Aeroporto Internazionale Falcone e Borsellino di Palermo” annuncia la voce metallica del Comandante dagli altoparlanti dell’aereo e un brivido mi scorre lungo la schiena. Falcone e Borsellino. È per loro che sono arrivata fin qui, nell’assolata terra siciliana. Tra due giorni sarà l’anniversario della Strage di Via D’Amelio in cui persero la vita il Giudice Paolo e i ragazzi della sua scorta e io, come tanti altri giovani e meno giovani provenienti da tutta Italia, ho risposto all’appello di Salvatore Borsellino, fratello del magistrato, che ancora oggi, a distanza di 19 anni, continua a chiedere verità e giustizia sulle stragi del ’92.
Fa caldo a Palermo, questa è la prima sensazione che si prova appena scesi dall’aereo. L’aria bollente ti arriva sulla faccia e quasi ti impedisce di respirare ma non è il caldo che mi soffoca, piuttosto è la voglia di rivedere lui, Salvatore, che mi leva il fiato. Respiro a fondo l’odore del mare che arriva fin sulla pista di atterraggio e mi preparo a questa avventura che, già so, sarà ricca di intense emozioni e commozione.
Devo sbrigarmi, sono le 16:00 e tra un’ora circa comincerà la marcia delle Agende Rosse verso il Castello Utveggio, che domina Palermo dall’alto del Monte Pellegrino. Si tratta di un luogo simbolico per la città e per noi Agende Rosse in quanto, secondo le ipotesi del consulente informatico Gioacchino Genchi, è il luogo presumibilmente deputato a far partire il detonatore che fece esplodere la 126 parcheggiata in Via D’Amelio. In realtà questa pista sembra essere stata smentita dalle indicazioni del pentito Fabio Tranchina, ex autista del boss Giuseppe Graviano, ma la marcia comunque si farà, secondo la volontà di Salvatore Borsellino. Vuole essere prima di tutto un atto simbolico in memoria delle vittime, in secondo luogo  il Castello Utveggio, sede dei servizi segreti, resta comunque legato in un modo o nell’altro alla strage di Via D’Amelio. Un dubbio, in merito all'edificio ed al suo utilizzo, è rimasto anche nelle parole dei familiari del giudice assassinato i quali affermano che negli ultimi giorni che precedettero via d'Amelio Paolo Borsellino abbassava continuamente la serranda della stanza da letto perché sospettava di essere osservato dal Castello Utveggio.  

TREPIDAZIONE
Ore 18:00. Sono alle pendici del Monte Pellegrino, all’inizio del percorso che porta al Castello Utveggio. Gli altri sono già in cima, addirittura stanno per iniziare la discesa. Inizio a salire. “L’acchianata” non è facile, considerato il caldo e lo stomaco vuoto, ma le gambe vanno da sole e la testa è già lì, al momento in cui potrò abbracciare Salvatore Borsellino, un uomo che mi ha cambiato la vita. Il percorso che gli altri hanno fatto in un’ora e mezza io lo faccio in neanche 50 minuti e quando arrivo in cima sono stanca ma felice, Salvatore è ancora lì e oltre a lui ritrovo molti amici e compagni di avventura  salutati l’anno precedente. La visuale che si ha di Palermo dal Castello Utveggio è davvero di grande impatto emotivo, si domina tutta la città, che è davvero immensa, e tra i palazzi si distingue chiaramente Via D’Amelio.

ALLEGRIA
Si sono fatte le 20:00 passate e la fame inizia a farsi sentire, per fortuna i ragazzi siciliani hanno pensato al “post acchianata”, organizzando una cena tipica siciliana in un ristorante nei pressi della base del Monte Pellegrino. È questa la magia di iniziative come quelle legate alle manifestazioni del Popolo delle Agende Rosse, l’impegno civile e sociale diventa anche il mezzo per conoscere nuova gente e per far nascere delle amicizie. Le giornate trascorse insieme sono ricche di emozioni, spesso commozione, ma anche di momenti di convivialità e allegria che aiutano  a smorzare la tensione accumulata.
A fine serata il rientro in albergo diventa occasione per fare una bella passeggiata notturna per le vie di Palermo, una città affascinante, tanto bella quanto decadente. Ti rendi conto che sono tante le cose che andrebbero cambiate, che andrebbero gestite in maniera diversa, ma allo stesso tempo ti rendi anche conto di quanto sia difficile per una realtà come quella palermitana entrare in un’ottica di legalità e trasparenza. Noi siamo qui anche per questo, per far sentire la nostra voce ai palermitani. Noi siamo vicini a loro.

18 luglio 2011


SPENSIERATEZZA E RIFLESSIONE
La mattinata scorre tranquilla in giro per Palermo, immersa nelle stradine del centro, affascinata dai mille colori del mercato e dalle voci dei venditori che richiamano l’attenzione dei passanti. La cosa che più mi sconvolge è il rumore, non tanto il vociare della gente, ma quello del traffico. Palermo è intasata di macchine, all’inverosimile. Certo, il servizio di trasporto pubblico è quello che è, non esistono orari ed è possibile anche stare un’ora alla fermata ad aspettare che qualche autobus passi prima o poi. “Signora sa per caso quando passa il 101?” “Ah… aspetta, aspetta”,  è questa la risposta ricorrente. Incentivare l’utilizzo della bicicletta? In una città come Palermo, tutta pianeggiante, sarebbe l’ideale, in dieci minuti ti troveresti da un capo all’altro della città. “Ma sei matta? È una questione di mentalità. Noi palermitani siamo comodi, la bicicletta non la userebbe nessuno”, mi dice un signore. È anche vero che, a pensarci bene, a mettersi sulle strade palermitane con la bici si rischierebbe davvero la vita, vista la guida non proprio ortodossa degli autisti di autovetture e scooter. In realtà l’amministrazione Cammarata alcune piste ciclabili le ha anche realizzate, con dei fondi stanziati dalla Comunità Europea. “Ma hanno fatto uno scempio, giusto per farsi arrivare i fondi e mangiarseli tra di loro”, afferma l’autista di un autobus.
Tra una chiacchierata e l’altra, un arancino e una panella, senza naturalmente farmi mancare una buona granita ed un cannolo siciliano, giunge l’ora di avvicinarsi nei pressi di Via D’Amelio. Alle 18:00 partirà un corteo che attraverserà le vie centrali della città per arrivare nella Facoltà di Giurisprudenza in Via Maqueda dove, in serata, ci sarà un convegno con i magistrati Ingroia, Di Matteo e Scarpinato e con il giornalista Giulietto Chiesa.

INDIGNAZIONE
“Fuori la mafia dallo Stato”, è questo l’urlo di battaglia delle Agende Rosse. È tanta la passione e la forza che ci mettiamo nell’esprimere la nostra rabbia per una strage che non è stata solo una strage di mafia ma è stata prima di tutto una strage di Stato. Oltre alla passione, però, non riesco a non provare un moto di indignazione nei confronti dei tanti palermitani che appaiono visibilmente contrariati ed infastiditi dalla nostra presenza per le vie della città. “Signorina lei da dove viene? Perché da Pescara è venuta fin qua?”, mi chiede un signore con un’espressione quasi di sdegno. “Perché Paolo Borsellino non è stato ucciso solamente dalla mafia. La mafia è stata solo l’arma con cui lo Stato ha deciso di fare fuori un personaggio che evidentemente era scomodo e lo Stato è una questione di tutti noi cittadini italiani”. Non ricevo risposta, anzi in realtà una risposta ce l’ho: il signore si è voltato di spalle. Lo so, i siciliani sono stanchi, si nascondono dietro questa omertà perché hanno paura. Quando c’erano Falcone e Borsellino la città era piena di lenzuola bianche alle finestre, era il modo con cui i palermitani esprimevano la loro vicinanza ai due giudici, quasi si percepiva “quel fresco profumo di libertà” di cui parlava Paolo Borsellino. Poi i due magistrati sono stati uccisi e con loro è morta la fiducia dei siciliani, ma l’omertà non aiuta. “Se lo Stato è assassino il popolo è complice” urlo al megafono. “Palermo sveglia, esci fuori da questa omertà!” gridiamo e qualche timida agenda rossa esce fuori da alcune finestre.  Un piccolo sollievo di fronte agli insulti che ci siamo presi.

SPERANZA E PAURA
Il cortile della Facoltà di Giurisprudenza è pieno di gente, tante agende rosse alzate, ci sono anche dei ragazzini e dei bambini.
Le parole dei tre magistrati ci riempiono il cuore di speranza, ci sono nuovi indizi sul caso dell’agenda rossa di Paolo Borsellino, che è stata prelevata dalla valigetta del magistrato pochi secondi dopo lo scoppio della bomba. Chissà quali segreti conteneva e chissà a quante scomode verità avrebbe portato se non fosse stata sottratta dal colonnello dei Carabinieri Giovanni Arcangioli, così come testimoniato da un video che riprende il carabiniere avviarsi verso viale dell’Autonomia Siciliana con la valigetta del magistrato in una mano, per poi andarla a riporre, senza l’agenda al suo interno, nel sedile dell’auto blindata.  È su questo filmato, che riprende gli ultimi passi dell’ufficiale che tra il fumo si avvicina a delle persone non identificate, che la procura di Caltanisetta  guidata da Sergio Lari sta valutando di riaprire l’indagine sulla scomparsa  dell’agenda rossa, già archiviata da una sentenza della Cassazione che addirittura ha messo in dubbio l’esistenza dell’agenda stessa. La riapertura del caso dell’agenda rossa rappresenta un punto di svolta che potrebbe far luce sullo scottante tema della trattativa tra Stato e mafia su cui Borsellino e Falcone sembra stessero indagando. Quell’agenda, definita da Gioacchino Genchi come “la scatola nera della Seconda Repubblica”, rappresenta uno strumento  pericoloso, uno strumento attraverso cui esponenti dello Stato possono essere facilmente controllati e manipolati, di fronte alla minaccia di far uscire allo scoperto le rivelazioni in essa contenute e che metterebbero in crisi la stabilità del Governo.  È tanta la speranza che Ingroia, Di Matteo e Scarpinato ci fanno provare, ma è altrettanta la paura suscitata dalle parole di Salvatore Borsellino che chiude il convegno facendo riferimento al periodo di fermento delle indagini  che stiamo vivendo “e la storia ci dimostra come in ogni periodo di fermento ci sia stato qualcuno che è stato fatto fuori”. Un attimo di silenzio pervade tutta la platea prima di levarsi al grido “Di Matteo Ingroia e Scarpinato siete voi il vero Stato”.  Le parole di Borsellino mi lasciano un forte senso di inquietudine, lo stesso che ritrovo negli occhi di Di Matteo. “Giudice Di Matteo noi siamo con voi” gli dico porgendogli la mia agenda rossa e una penna. Un “Grazie!” tutto tremolante è la sua risposta.

19 Luglio 2011

“NO ALLE CORONE DI STATO PER UNA STRAGE DI STATO!”
Mi appresto ad entrare in Via D’Amelio in questa calda ed afosa mattinata palermitana. Non è la prima volta che vengo in questo luogo, non è il mio primo 19 Luglio in Via D’Amelio. Nonostante questo un magone mi attanaglia lo stomaco, trovarmi in questo posto proprio in questa giornata è sempre un’emozione. Un’emozione particolare, però, che non saprei definire bene. Un misto di rabbia, angoscia, commozione. “Non è il tempo di piangere è il tempo di resistere” ci dice sempre Salvatore, ma non posso trattenere le lacrime quando arrivo sotto l’albero di Paolo, un ulivo che sorge proprio di fronte al citofono del civico 19, punto in cui sono saltati in aria il magistrato ed i ragazzi della sua scorta Emanuela Loi, Claudio Traina, Walter Cusina, Agostino Catalano, Fabio Li Muli.  
Già so che quella di oggi sarà una giornata all’insegna dell’emozione, quella forte. Il presidio in via D’Amelio sarà permanente, fino alla mezzanotte. “Non dovremo permettere – dice Salvatore -  a rappresentanti indegni di questo Stato di venire a deporre corone e a piangere i morti di una strage che è stata prima di tutto una strage di Stato. Il momento della commemorazione verrà dopo, solo dopo che saremo giunti alla verità”. In tutto l’arco della giornata si susseguiranno diversi momenti, dalle attività con i bambini dei quartieri a rischio di Palermo organizzate da Rita Borsellino, sorella di Paolo e Salvatore, alla lettura delle lettere scritte da diversi ragazzi di tutta Italia, dal minuto di silenzio all’ora dello scoppio della bomba ai momenti musicali previsti per la serata.
 Sono seduta sotto l’albero di Paolo e intanto continuano ad arrivare alla spicciolata altri amici che non sono potuti venire a Palermo nelle giornate precedenti. Ci sono abbracci e battute per salutarsi, la gioia del rivedersi è tanta, ma negli occhi di tutti noi traspare la consapevolezza che la giornata che ci attende non sarà una giornata di spensieratezza, la voglia di scherzare è smorzata dalla sacralità del luogo in cui ci troviamo.

CALMA APPARENTE
La mattinata scorre abbastanza tranquilla. Siamo allietati dai sorrisi dei bambini di Rita Borsellino che, attraverso dei giochi, si divertono ed imparano notizie sulla figura di Paolo Borsellino, Giovanni Falcone e tutti gli altri eroi uccisi per mano della mafia. “È importante che i bambini siano a conoscenza di determinati argomenti – afferma Rita Borsellino – soprattutto perché questi in particolare sono bimbi provenienti dai quartieri peggiori di Palermo e la mafia sono abituati a viverla e respirarla ogni giorno”. Paolo Borsellino diceva “Un giorno questa terra sarà bellissima” e mi piace pensare che sia davvero così e, soprattutto, mi piace pensare che saranno anche questi bambini, che sin da ora stanno crescendo ispirandosi ai valori della legalità e della giustizia,  a dare il loro contributo per migliorare il nostro Paese.
Oltre ai piccoli protagonisti, Via D’Amelio pullula di un continuo viavai di gente. Chi si reca sotto l’albero di Paolo per pregare, chi depone un fiore, chi appende un ricordo ai rami, chi viene semplicemente per curiosità. Arrivano alla spicciolata anche delle persone “note”, primo fra tutti Don Luigi Ciotti, che non si risparmia in abbracci e strette di mano.
Alle 10:00 sentiamo il suono delle sirene, un’auto blu si avvicina. È il Presidente della Camera Gianfranco Fini, arrivato in Via D’Amelio, come fece l’anno scorso, per deporre una corona. Subito sale la tensione, c’è chi non vuole che quella corona venga deposta, c’è chi dice no alle commemorazioni false provenienti da rappresentanti delle Istituzioni che per prime si celano dietro alla morte di Borsellino e della sua scorta. Non possiamo prendere iniziative però, la decisione spetta a Salvatore il quale accetta la deposizione della corona. Non vuole creare disordini né mettere a repentaglio la sicurezza di qualcuno, tra l’altro Fini si fa portavoce dei principi di legalità e giustizia per cui noi lottiamo e l’anno scorso fu proprio lui, proprio in Via D’Amelio, ad affermare che Vittorio Mangano non è un eroe. Il Presidente Fini depone la sua corona ma non sotto l’albero, bensì accanto al portone di Via D’Amelio 19.  Dai ragazzi delle Agende Rosse, raccolte intorno all’ulivo, si alza una silenziosa protesta:  tutte le agende sono alzate, alcuni voltano le spalle, non alla persona di Fini ma alla carica istituzionale di rappresentante dello Stato che egli riveste.

NODO IN GOLA
Le ore passano e con loro i personaggi che si susseguono sul palchetto allestito in Via D’Amelio. Tornano i magistrati Ingroia e Di Matteo, arriva Sergio Lari e anche il Procuratore Nazionale Antimafia Piero Grasso. Ognuno di loro legge una lettera personale rivolta al collega ed amico Paolo. Un intreccio di dolci ricordi e testimonianze che si mescolano alla rabbia che traspare dalle loro parole. Il giudice Paolo Borsellino non è stato protetto. Arrivano anche, per la prima volta in Via D’Amelio, alcuni parenti dei ragazzi della scorta, eroi anche loro che, fino all’ultimo, hanno protetto con il loro corpo il magistrato. Gli stessi corpi che sono stati ritrovati il 19 luglio del ‘92 a brandelli, per la strada e sui muri dei palazzi di Via D’Amelio e che sono stati  riposti in delle scatolette, perché quelle bastavano a raccogliere i resti dei ragazzi.
Il tempo continua a passare e si avvicinano le 16:58, ora in cui scoppiò il detonatore che fece saltare in aria la macchina imbottita di tritolo. Il silenzio scende sulla strada, un silenzio da brivido. Alzo lo sguardo sui palazzi circostanti e vedo, per la prima, primissima volta, tra le tante serrande abbassate, un signore affacciato ad un balcone. In mano ha una foto, Salvatore dice che è la foto della moglie morta. Vuole che anche lei assista al ricordo di Paolo Borsellino. Palermo comincia a svegliarsi.

ATTIMI DI TENSIONE
Arriva la sera e la tensione inizia a salire in Via D’Amelio. Alle 20:00 è partita la fiaccolata organizzata dai ragazzi di Giovane Italia. Intorno alle 22:00 giungeranno in Via D’Amelio per deporre anch’essi la loro corona in memoria di Paolo Borsellino. Ne sono tantissimi e, a quanto pare, non sono soli. Sono accompagnati da alcuni esponenti del Governo, forse un ministro. Noi non vogliamo corone di Stato per commemorare una strage di Stato, ma allo stesso tempo non vogliamo creare inutili scontri. Ancora una volta ci stringiamo sotto l’albero di Paolo, stavolta tutti seduti a terra, ancora più numerosi rispetto alla mattina, in assoluto silenzio e con le nostre Agende Rosse alzate. Il corteo giunge in via D’Amelio, la corona è deposta, non sotto l’albero ma accanto a quella della Presidenza della Camera. I ragazzi di Giovane Italia non si aspettavano di trovarci lì, alcuni di loro sembrano sbigottiti, con altri ci feriamo a parlare. Su molti aspetti la pensano come noi, anche loro sono convinti che la strage di Via D’Amelio non sia stata solo una strage di mafia, anche loro pensano che condannati per mafia non dovrebbero essere Senatori della nostra Repubblica, ma non chiedono verità.

SALUTI
La serata volge al termine, mezzanotte è arrivata e noi anche per quest’anno abbiamo fatto il nostro dovere. Abbiamo presidiato Via D’Amelio, abbiamo dimostrato la nostra volontà a non cedere, a non abbandonare la nostra voglia di verità e giustizia.
Iniziano i saluti, gli abbracci. Ci salutiamo con tante lanterne che volano alte in cielo, con esse volano via i nostri desideri e il nostro augurio di rivederci l’anno prossimo, con la speranza che qualcosa possa cambiare e che arrivi anche per noi il momento della commemorazione e del ricordo piuttosto che quello della “resistenza”. Vorrà dire che giustizia è stata fatta.

20 luglio 2011

PIACEVOLE SCOPERTA
Chiudo la valigia e mi appresto ad andare in aeroporto. Durante il viaggio verso il “Falcone e Borsellino” trovo l’occasione di parlare con la gente, con l’edicolante da cui compro i giornali, con l’autista del pullman, con altri passeggeri. Racconto del perché sono a Palermo, li rendo partecipi della mia esperienza. Piacevolmente scopro che queste persone hanno voglia di parlare, di raccontare. Si lasciano andare, dicono “bravi per quello che fate”. Mi ricredo per quello che avevo pensato durante il corteo,  ho davanti a me degli altri piccoli esempi di una Palermo che si sta svegliando. Mi rivolgo ad una donna, “Signora noi veniamo da tutta Italia per voi, per farvi sentire che non siete soli. La mafia è nello Stato, non è solo una questione siciliana e lo Stato siamo noi, tutti noi cittadini e dobbiamo stare uniti se vogliamo un’Italia migliore”. La commozione che leggo nei sui occhi è il modo migliore per lasciare la Sicilia. Arrivederci Palermo, ci vediamo l’anno prossimo.

Grazie di cuore a tutti coloro che hanno partecipato anche non venendo a palermo ma che ricordano ogni giorno un grande eroe, sperando che per l'anniversario dei ventanni dalla morte saremo in tantissimi a  Palermo a gridare :
"FUORI LA MAFIA DALLO STATO"

mercoledì 29 giugno 2011

In Italia la rete è controllata dai media?




 Immagine a corredo dell'articolo



Il 17 dicembre 2010 Mohamed Bouazizi un cittadino come tanti si dà fuoco a Tunisi, dando inizio a quella che poi verrà definita La Rivoluzione Araba. Quest'ultima è nata da una serie di scambi d'informazioni attraverso l'uso d’internet, mentre in Italia le informazioni che circolano nella rete sono subordinate ai media e in special modo alla Tv.
Questo significa che una notizia che passa attraverso i canali consueti delle tv, è poi condivisa dai cittadini sui vari blog di internet, mentre se una notizia non riuscisse a passare per le reti televisive italiane verrebbe scartata e non condivisa da chi su Internet ci passa le giornate perché ritenuta "poco interessante".
Ciò è molto preoccupante poiché essendo l’informazione in Italia, ormai allo stesso livello di una nazione sotto regime autoritario,il fatto che anche il web sia legato alle tv ci dovrebbe far capire come anche Internet è manipolato dai soliti personaggi che detengono il potere.
Un esempio molto importante di questi giorni è legato all’evento
“Presidio ad oltranza davanti a Montecitorio”, dove dal 4 Giugno attraverso lo sciopero della fame alcuni cittadini Gaetano Ferrieri di Venezia, Giuseppe Picone di Trapani e Corrado Barone di Brescia, appellandosi all’articolo 50 della Costituzione Italiana che afferma “Tutti i cittadini possono rivolgere petizioni alle Camere per chiedere provvedimenti legislativi o esporre comuni necessità”, chiedono ai rispettivi presidenti del Senato e dei Deputati tramite petizione a loro presentata, lo scioglimento delle camere, l’abolizione del vitalizio parlamentare, nuova legge elettorale (con elezione diretta da parte dei cittadini di Deputati e Senatori), riduzione del numero di province, riduzione del numero di parlamentari e limite massimo di due legislature.
Dopo diciannove giorni i media fanno finta che non esistano, e specie in questi giorni abbassano le telecamere per evitare di riprenderli nelle manifestazioni dei precari della scuola.
Post e articoli condivisi su Facebook, non riescono a far girare la notizia,
i ragazzi si appassionano alle vicende dell’insegnante precaria, che va in onda su rai news, all’esaltato che grida a squarcia gola che è indignato, ma che non ha in mente nessuna proposta legislativa.
Questo ci fa rendere conto che un evento come la primavera araba in Italia non sarà mai possibile, finché noi tutti useremo la rete come una pro pagine della Tv manipolata e gestita da un sistema totalitario e dittatoriale che non vuole cambiare lo Status Quo delle cose.
Tu ragazzo/a che stai leggendo questo articolo, smetti di andare sull’espresso online, o su altri media per reperire notizie, ma diventa tu stesso reporter delle tue notizie e di quelle dei tuoi amici, la libertà non la si trova neppure sulla rete ma la si acquisisce attraverso l’uso del discernimento.

mercoledì 22 giugno 2011

IL FRESCO PROFUMO DI LIBERTA’ mai come in questo momento mi sembra un tanfo nauseabondo





Mi vergogno per tutti i miei amici  che inneggiano al cambiamento ma che sono COLLUSI con il sistema della mancata informazione, poichè fanno girare solo quello che aggevola il potente e quello che va di moda........
“IL FRESCO PROFUMO DI LIBERTA’ mai come in questo momento mi sembra un tanfo nauseabondo “
tutto ciò perchè da 18 giorni davanti a Montecitorio è presente un nostro fratello che protesta con lo SCIOPERO DELLA FAME, per farsi ascoltare dalle istituzioni. Quello che chiediamo e che si discuta alle Camere la petizione da noi cittadini presentata tramite l'Art.50 della COSTITUZIONE per chiedere inizialmente la riduzione degli stipendi dei parlamentari del 50% .
Noi semplici cittadini non appoggiati dai partiti non siamo ascoltati, intervistati e nemmeno voi giovani ormai vecchi depositari dello status quo del sistema,non fate circolare queste notizie, però si fanno articoli su una ragazza che sciopera da 3 giorni,perchè le corporazioni dei precari sono appoggiate dai partiti.
Il cambiamento?
GIOVANI d' ITALIA non siete altro che il vecchio che avanza...

VERGOGNA, VERGOGNA, VERGOGNA...!!!
U.G.I. Unione Giovani Italiani

mercoledì 1 giugno 2011

Dalla settimana contro le Mafie agli Indignados in Piazza del Duomo

Nella scorsa settimana siamo stati a Milano, e non abbiamo perso occasione per avvicinarci alle manifestazioni delle "Agende rosse" nella "settimana contro le mafie"




ed alle occupazioni di Piazza del Duomo da parte degli "Indignados"  italiani.


INDIGNADOS MILANO


Ma chi sono questi Indignados?

In Spagna il movimento dei giovani "Indignados" sta occupano Puerta del Sol a Madrid , ma si sono accampati in diverse piazze di altre città del paese per denunciare le collusioni fra politici e banchieri, la corruzione, e per chiedere una società migliore.

La nascita di gruppi di "Indignados" in italia , è l'ultimo segnale di un malessere che oramai sta investendo tutti, dagli anziani ai giovanissimi che non solo non vedono per loro un futuro,ma che soprattutto non vedono più un presente in cui cercare di affermarsi.
Un malessere che non è di una fazione politica, ma che va dalla destra più estrema sino alla sinistra radicale,ecco perchè è dovere di ogniuno di noi prendere atto di un bisogno di cambiamento e iniziare a muovere il nostro grasso "culo" dalle sedie e riprenderci la cosa più importante del genere umano:

la " SPERANZA ". 
Per questo motivo l' Unione Giovani italiani , aderisce e sostiene il Presidio permanente che inizierà davanti a Monte Citorio il 4 di Giugno,organizzato da tutti i movimenti che si sono stancati dello status quo,per affermare il fallimento in toto di tutta la nostra classe politica e prenderci lo spazio per far rinascere il nostro Paese.
Il tutto riassunto nel motto dell' U.G.I.


RIPRENDIAMOCI IL FUTURO INIZIAMO DAL PRESENTE


MOVIMENTI PER LA DIGNITA'